Giovani dallo psicologo, Charmet: «È la prima generazione ad andarci di propria volontà»

Intervista a cura di Manuela Porta pubblicata su corriere.it mercoledì 5 agosto 2026 in occasione dell’uscita del libro Adolescenti intelligenti (Mimesis).

 

Si raccontano in un modo nuovo, senza timore di aprirsi, di interrogarsi su chi sono, cosa sentono, dove vogliono arrivare. Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra e psicoterapeuta, esperto dell’età dello sviluppo e dell’adolescenza, fondatore dell’Istituto Minotauro di Milano, nel suo ultimo libro Adolescenti intelligenti (Mimesis), fotografa una generazione che ha imparato a pensare con la propria testa, affrontando grandi trasformazioni sociali come quelle legate all’identità e ai cambiamenti dei ruoli familiari.

Professore, definisce gli adolescenti «intelligenti esploratori della mente». Chi sono questi nostri nuovi figli e cosa li ha portati a questa metamorfosi?
«
Ho scelto questo titolo per attirare l’attenzione su una nuova forma di intelligenza, quella emotiva. I ragazzi di oggi si presentano spontaneamente dallo psicoterapeuta, dotati di benevolenza e disponibilità nei suoi confronti. Dimentichiamo l’atteggiamento di opposizione e diffidenza di un tempo, che presupponeva il timore di un “complotto” tra medico e genitori. Questa metamorfosi è lo specchio di un nuovo modello educativo. Si è passati dal nascondere al mostrare le emozioni senza remore: colpa, desiderio, peccato, vergogna non sono più tabù. Anche la bellezza viene esibita, per piacere e risultare interessanti, una vera e propria celebrazione del sé per suscitare ammirazione».

Non si rischia un’eccessiva celebrazione dell’«io»? 
«In un certo senso è così. Ora è tempo di successo, visibilità, socialità per mettere in mostra personalità e identità. Siamo di fronte a uno scenario narcisistico in cui la sfida sta però nel riconoscere nell’adolescente narciso non tanto un sintomo, ma al contrario una forma di difesa, un linguaggio che nasconde una profonda domanda di riconoscimento e bisogno di essere amato. Libertà e autonomia: oggi sono i ragazzi a fissare il colloquio con il medico a cui, con estrema spontaneità, vengono raccontati i primi anni di vita, di crescita, le proprie capacità e doti».

Che cosa affiora durante le sedute? 
«Riuscire a fare emergere la propria indole senza timore: parliamo di un modello educativo opposto rispetto a quello di Edipo che doveva nascondere verità, desiderio, fantasia, conflitto, paura, tormento. Questo nuovo modello dice: “Diventa chi sei e mostralo al mondo”. Nel dialogo con lo psicologo i ragazzi pare conoscano bene la propria mente, colma di dubbi, problemi, confusione e ne parlano perché tutto ciò è già oggetto di elaborazione e discussione tra i coetanei, una adolescenza vissuta attraverso il confronto».

«Assolutamente sì, impariamo a guardare i giovani non come un enigma da risolvere, ma come una risorsa da ascoltare. Li abbiamo lasciati più soli, ma loro hanno imparato a conoscersi meglio di noi».

Sono anche più aperti anche a indagare e scoprire la propria identità sessuale? 
«Sono più propensi e desiderosi di mostrare le loro emozioni e raccontare la loro mente anche attraverso il loro corpo e quello dell’altro. Dopo il patriarcato e la crisi dell’autorità paterna, la liberazione dei costumi sessuali non ha influito solo sulla gestione della sessualità ma anche sulla corporeità libera di esprimersi. La fluidità di genere, spesso vissuta come condizione transitoria, può essere letta come un linguaggio evolutivo disponibile per esprimere una identità in trasformazione».

Quali sono i desideri di questi nuovi adolescenti riguardo al futuro? 
«Non parlano più di famiglia come prospettiva, non pensano per forza alla procreazione, al fidanzamento, a ipotecare la propria realizzazione nella conquista di un fidanzato o di una fidanzata, magari ricchi: si basano solo sulle proprie capacità e risorse».

Quali sono i loro punti fermi? 
«La realizzazione avviene attraverso lo studio e il lavoro e l’obiettivo centrale è il sé, la felicità, la visibilità, i soldi posti in primo piano come sostegno indispensabile per realizzarsi e mettere in atto i progetti. Anche il concetto d’amicizia è cambiato: amici e relazione di coppia sono passati in secondo piano, non per forza essenziali nel processo di crescita personale, mentre una volta si cercava la spinta principalmente all’interno del gruppo. Alla scuola, invece, i nuovi giovani chiedono di riorganizzare la speranza e ridare alla cultura e al sapere il volto sorridente della crescita e della libertà personale».

 

 

 

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